Sono passata dal sentirmi amata e voluta per la persona che sono ad essere usata per il mio corpo. Mi fa quasi vomitare il pensiero che una persona che così profondamente ho amato e ammirato abbia la capacità di farmi sentire minuscola, come una formica. Nella mia testa c’è un’immagine vivida, che rappresenta esattamente come mi sento, un corpo che si allunga verso la persona amata, mentre quest’ultima è chinata a mangiare il suo cuore.
Mi sento proprio così, come se il mio cuore venisse divorato e il mio corpo nudo e dipendente da lui, non c’è modo migliore per descrivere quanto io mi senta umiliata. Per tutte le volte che mi dici che mi ami, divori il mio cuore e mi lasci distesa inerme a terra. Mi ami ancora? Non lo so più, le tue parole mentre le pronunci perdono di significato perché io me ne sto andando ma a te non importa nulla.
La tua paura di rivivere il peso di stare con me probabilmente è più forte del tuo amore, i tuoi problemi sono più grande del nostro amore, tutto è più grande del nostro amore, allora mi chiedo se veramente ci sia. Non riesci a parlarmi, scrivermi, pensarmi a stare con me, riduciamo i nostri incontri ad uno sfogo d’amore, non so se per te lo sia ancora. Ma vederti mi strugge, il tuo dolore mi rattrista, vederti senza poterti toccare mi lacera, ma il tuo tocco inevitabilmente scatena una cascata di azioni irrazionali che finiscono per ferirmi, perché alla fine di tutto te ne vai e non guardi neanche indietro perché tra noi non c’è futuro.
Questa è dunque quello a cui si è ridotta il nostro rapporto, uno sfogo. Non ti importa nemmeno più se vedo altri ragazzi, non ti tocca, non ti importa, scatena solo il tuo istinto animale dove devi marchiare il territorio, ma quale territorio? Non sono più tua, non più da quel 3 maggio.
Il mio cuore lo è, ma fisicamente non ti appartengo più.
Il nostro rapporto ora è finto, finito, un foglio di carta bagnato, non più utilizzabile.
Siamo collaterali ormai, non hai bisogno più di me.
Siamo consumati, non c’è più niente di noi.
