Non sono stata molto ligia alla scrittura in questi giorni, ho ignorato i miei stati d’animo percependo un miglioramento nella mia guarigione, ma ad oggi mi rendo conto che ho ignorato e sto ignorando dei stati di malessere che ad oggi mi portano a colpevolizzarmi per cose e situazioni su cui non avevo alcuna responsabilità.
Oggi affronterò il mio giorno quattro e cinque della mia scrittura terapeutica, cercando di lavorare e ragionare meglio su come mi sento, fermarmi e dare ascolto al mio dolore.
Il giorno quattro si focalizza sull’imparare a dire no e stabilire dei confini.
A volte penso a quello che faccio ora tutti i giorni e realizzo quanto ho smesso di vivere per poter semplificare la vita di Echo. Come ad esempio il bere, il parlare, il limitare quasi tutto. Anche se dicevo che non mi faceva sentire bene, mi rendo conto che non ho mai messo un limite al lui sul poter giudicare la mia vita. Come non ho mai detto di no sul sesso anche quando non mi andava. Che mi sentivo in colpa tutte le volte che lo facevamo e non ero nemmeno in grado di affrontare il rapporto sessuale fino alla fine perché il mio corpo non era pronto a farlo. Come tutte le volte che al primo contatto fisico siamo finiti di nuovo a letto, andando contro me stessa e contro il rispetto verso di me perché so che da me lui desiderava solo quello, il sesso. Non voleva illudermi, così mi rispondeva. Che forma di rispetto lui aveva verso di me, esprimere il suo desiderio per poi dirmi che non voleva illudermi. Patetica.
Iniziai a capire che le cose non andavano perché avevo sempre paura, avevo paura di essere senza di lui, di essergli lontano, di non parlare con lui, pensavo che se avesse smesso di sentire la mia voce avrebbe smesso di amarmi, si sarebbe reso conto che non mi voleva più. Poi iniziai a piangere, così senza motivo, anche se tutto quello che facevo ci mettevo anima e corpo, anche se mi stavo azzerando per lui, anche se continuavo a piegarmi alle sue volontà. Ero cupa, non volevo più uscire, non volevo più parlare, non volevo nemmeno più vivere. La mia vita era diventata insignificante e iniziai a pensare che forse avrei preferito morire che affrontare una rottura, una vita senza soddisfazioni lavorative, senza viaggi o senza i piaceri della vita.
Questa è stata la mia prima relazione, da cui sono certa ho imparato che non sarò più disposta a scendere a dei compromessi dove per sentirmi amata devi rinnegarmi, non sono più disposta a sentirmi dire che è sempre colpa mia e assumermi costantemente responsabilità che non mi appartengono, non sono più disposta a non scegliermi e non amarmi per qualcun altro.
Questo è un atto di amore verso di me, verso la mia persona che è stata ignorata per mesi, da me, senza dare colpa, l’unica persona che avrebbe e dovrebbe prendersi cura di me sono io. Un’altra cosa che questa relazione mi ha insegnato è quanti danni una persona possa recare ad un’altra se non si ama prima se stessi e se non si è in grado di prendersi la responsabilità dei propri problemi riversandoli sugli altri. Non mi esimo dal non aver fatto questo sbaglio io stessa, ma è una cosa importante affinché si possa avere un rapporto sano con il partner e noi stessi.
Ora so che non devo accontentarmi di un amore che penso di meritarmi, ma di avere un amore che merito, che voglio e trova me e che non devo cercare, un amore che non mi completa ma che diventa un plus, perché nella mia vita devo essere io a completare me stessa.
Non voglio più accontentarmi di amori a metà.